"Non sono un cazzo di nessuno, io. Non servo a niente. Credevo di servire a qualche ragazza, ma non è... sono solo un pezzo di un paesaggio del cazzo. Ti fanno scopare... hanno delle sensazioni di merda. Ma non gliene frega un cazzo di me, non servo a nessuno... Mi sono chiuso dentro, non voglio più essere così, non posso essere nient'altro.
Ci stanno imbrogliando tutti quanti: se sei un tossico, un handicappato, un albanese il gruppo ti emargina, ti sbatte fuori, non puoi neanche iniziare la partita. Per loro non esisti nemmeno. Si accorgono di te solo quando ne fai una troppo grossa, e allora finisci in gabbia; se, invece, sei una persona normale sei già una vittima. Non scegli niente che non abbia già deciso il gruppo. Ogni gesto che fai è pensato per lasciare le cose così come stanno. Devi diventare intelligentissimo e sempre critico, oppure puoi mandare affanculo la società e andare a vivere sui monti. Ma io non ce la faccio, ho bisogno di certe comodità.
Alex, ci ho pensato come non avevo mai pensato a nient'altro: c'è una soluzione, ed è fare un salto fuori dal cerchio che ci hanno disegnato intorno ai piedi, smetterla di lottare per dei vantaggi del cazzo, negare tutto.
Alex, vecchia, sono a posto, è la prima volta che scelgo veramente, e scelgo forte e sereno.
Alex, ci stanno imbrogliando tutti, non lasciarti sottomettere.
Non dimenticarmi!"
Stamattina ho scritto una lettera... NON un sms, NON una e-mail... una LETTERA, non l'ho ancora imbucata, lo faro dopo aver rifatto il letto, fattomi la barba e la doccia... devo scendere... e l'imbucherò! Il francobollo in alto a sinistra, oppostamente!
Alle 18,30 andrò ad un concerto...
Spezzare lo scettro d'ebano torchiato d'oro in due pezzi!
Non hanno parole le brune vòlte dei monasteri, la pallida luce dei ceri trasparenti, il profumo eccessivo e pesante dell’incenso, la profonda voce dell’organo, le bige pietre sepolcrali; non han parola le fredde celle, il nudo e duro letto dove è scarso il sonno, il cilicio sanguinoso, le pagine distrutte dalle lagrime, i crocefissi distrutti dai baci; non han parola i volti ingialliti, gli occhi cerchiati di nero, i corpi consunti, ma rianimati sempre da una fiamma rinascente; non han parola le convulsioni spasmodiche, le allucinazioni, le estasi dolorose. Altrimenti storie meravigliose e drammatiche sarebbero narrate al mondo; altrimenti noi sapremmo tutta la vita delle tre sorelle; altrimenti noi sapremmo il giorno che finì la loro tortura.
Ma il giorno, che importa? Sappiamo noi se dopo non si ami ancora? Finisce, forse, l’amore? Noi non possiamo, non possiamo segnare il suo ultimo giorno, né la sua ultima parola.