mercoledì, 28 novembre 2007
author: plmplm @ 19:56
category: teatro, nostalghia, fuzzy, incitamenti
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Ieri sera sono andato a vedere ZIO VANJA di Anton Cechov per la regia di César Brie. 

"Zio Vanja è tante parole, laddove oggi siamo sempre più disabituati ad ascoltare in silenzio.

Zio Vanja è sussurrato, laddove oggi prevale la cultura dell’urlo.

Zio Vanja è che privilegia le sfumature, laddove oggi o si è bianchi o si è neri.

Zio Vanja è uomini sconfitti, laddove oggi sembra che esistano solo vincitori.

Zio Vanja è per bravi attori, laddove tanto teatro odierno snobba la recitazione in favore della tecnologia."

Un pendolo su vite inutilmente spese, in silenzi che gridavano, in grida starnazzanti, in illusioni e credulità, in parole parole parole e verità zittite, in proclami ed atti irripetibili... E' così "fallito" Vanja? E' così affascinante Astrov?  Il bruciore della vodka nella gola, l'avete mai assaporato? Come l'odore del muschio bagnato? Come l'aver detto quello che si pensava ma non si viveva? Ed il contrario? Bisogna dirlo!

giovedì, 22 novembre 2007
author: plmplm @ 21:51
category: nostalghia
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INCONTRO

Francesco Guccini

E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante "deja vu", l'ombra della gioventù, ci circondava la nebbia...

Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
dieci anni da narrare l'uno all'altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
"cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via".
E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia...

E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste...

Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri film:
come in un libro scritto male, lui s'era ucciso per Natale,
ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto...

E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà...
noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa...
restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
le luci nel buio di case intraviste da un treno:
siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno..."

 

 

senza parole resto

perchè i "trucchi" si usano di più adesso che anni fa...

 

lunedì, 19 novembre 2007
author: plmplm @ 19:05
category: viaggi, nostalghia, thinspiration, fuzzy, incitamenti
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"Cerco qualcosa che non ci sarà mai.
Cerco qualcosa che non è alla mia portata.
Cerco qualcosa che forse non è nemmeno a conoscenza delle mie lacrime notturne aggrappata al calore di un cuscino.
Cerco e cerco di nuovo.
Mi perdo, mi trovo, mi sento in gabbia, come se per me soffrire equivalesse ad amare.
L'apatia quotidiana si unisce ai miei sogni, mi rende cosciente, mi rende la vita più facile.
Siamo sempre alle solite.
Non ho quel che vorrei, forse non potrò mai averlo.
Ho paura, ho tanta paura.
Di soffrire, sbagliare, cadere per poi non risalire più.
Questa non è la mia vita, questa vita non ha speranza, questa vita non ha pianti di felicità ,questa vita la vedo grigia, questa vita NON LA VOGLIO.
Quel piccolo raggio di luce si è spento, poco a poco, mi ha lasciata da sola, incapace di aspettare quel qualcosa che riporterà il calore dentro di me.
E queste parole che non sanno venir fuori.
Io non resisto più.
STACCO, QUANDO NON NE POSSO PIU', PARTO, E' LA MUSICA CHE MI PORTA AL LARGO.
Stacco quando non ne posso più, lascio che l'ansia scivoli giù."
 
Quanto c'ha di sleep e di teen questa citazione? Ed è solo una citazione di una citazione? Una specie di yin-yang  senza inizio nè fine? Un ουροβóρος... ma senza neppure la corona sul capo, o l'abbozzo delle gambe... senza lingua nè occhi... senze neppur poter ribellarsi a ciò a cui si è condannati, senza appello, senza difesa, senza espiazione... senza esser normali, banalmente normali... straordinariamente normali!!!
 
Quando come un coperchio il cielo pesa
grave e basso  sull'anima gemente
in preda a lunghi affanni, e quando versa
su noi, dell'orizzonte tutto il giro
abbracciando, una luce nera e triste
più delle notti; e quando si è mutata
la terra in una cella umida, dove
se ne va su pei muri la Speranza
sbattendo la sua timida ala, come
un pipistrello che la testa picchia
su fradici soffitti; e quando imita
la pioggia, nel mostrare le sue striscie
infinite, le sbarre di una vasta
prigione, e quando un popolo silente
di infami ragni tende le sue reti
in fondo ai cervelli nostri, a un tratto
furiosamente scattano campane,
lanciando verso il cielo un urlo atroce
come spiriti erranti, senza patria,
che si mettano a gemere ostinati.
E lunghi funerali lentamente
senza tamburi sfilano né musica
dentro l'anima: vinta, la Speranza
piange, e l'atroce Angoscia sul mio cranio
pianta, despota, il suo vessillo nero.
 
E possibile andare avanti senza conoscere la meta? E senza conoscere la "pancia" di quello che si sta facendo?... Senza la "mente"? O il "cuore"?... Farlo per inerzia... come uno strummolo impazzito... con la funicella appezzottata... come è la mia "funicella" parchale!
Si ha paura... Una paura che immobilizza... una paura che fa più danni dell'oggetto stesso della paura... Una paura che è vile, sanguinaria, atroce, cattiva, viscida, doppia... crudelmente reale nella sua virtualità!
Eppure c'è chi ha vissuto la SUA vera paura in modo diverso...:

Victor Jara

Estadio Chile

(ante 16 de septiembre de 1973)

Somos cinco mil
en esta pequeña parte de la ciudad.
Somos cinco mil
¿Cuántos seremos en total
en las ciudades y en todo el país?
Solo aquí
diez mil manos siembran
y hacen andar las fabricas.

¡Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura!

Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.

Un muerto, un golpeado como jamas creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse todos los temores
uno saltó al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra el muro,
pero todos con la mirada fija de la muerte.

¡Qué espanto causa el rostro del fascismo!
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
Sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es acto de heroísmo
¿Es éste el mundo que creaste, dios mío?
¿Para ésto tus siete días de asombro y trabajo?
en estas cuatro murallas sólo existe un numero
que no progresa,
que lentamente querrá más muerte.

Pero de pronto me golpea la conciencia
y veo esta marea sin latido,
pero con el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.
¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Qué griten esta ignominia!
Somos diez mil manos menos
que no producen.

¿Cuántos somos en toda la patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas
Así golpeará nuestro puño nuevamente

¡Canto qué mal me sales
Cuando tengo que cantar espanto!
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.
De verme entre tanto y tantos
momentos del infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi,
lo que he sentido y que siento
hará brotar el momento...

Victor Jara

Stadio Cile

(prima del 16 settembre 1973)

Siamo in cinquemila,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.

Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.

Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.

Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.

Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl'importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c'è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.

Ma all'improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.

Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.

Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura!
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento...

Come un nome che diventa sinonimo di morbosità del "vero" o del "verosimile"... comunque del VERO, che è quello detto e moltiplicato senza sapere... dato in pasto... digerito e cagato... come se fosse "cosa" da mangiare per un sostentamento necessario...
Senza sapere a cosa possa servire QUELLA verità... se non a soddisfare "fami" solitarie...  come tenia viperina...
Una AMANDA, americana (non ameriKKKana) anch'ella... un massacro anch'esso...
 

TE RECUERDO AMANDA

(Victor Jara - 1968)

Te recuerdo Amanda

la calle mojada
corriendo a la fábrica
donde trabajaba Manuel.

La sonrisa ancha
la lluvia en el pelo
no importaba nada
ibas a encontrarte con él
con él, con él, con él
son cinco minutos
la vida es eterna
en cinco minutos
suena la sirena
de vuelta al trabajo
y tu caminando
lo iluminas todo
los cinco minutos
te hacen florecer.

Te recuerdo Amanda

la calle mojada
corriendo a la fabrica
donde trabajaba Manuel.
La sonrisa ancha
la lluvia en el pelo
no importaba nada
ibas a encontrarte con él
con él, con él, con él

que partió a la sierra
que nunca hizo daño
que partió a la sierra
y en cinco minutos
quedó destrozado
suena la sirena
de vuelta al trabajo
muchos no volvieron
tampoco Manuel.

Te recuerdo Amanda

la calle mojada
corriendo a la fábrica
donde trabajaba Manuel.

TI RICORDO AMANDA

(Victor Jara - 1968)

Ti ricordo Amanda

la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel.

Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui, con lui, con lui
sono cinque minuti
la vita è eterna
in cinque minuti
suona la sirena
si torna al lavoro
e tu camminando
illumini tutto
quei cinque minuti
ti hanno fatto fiorire.

Ti ricordo Amanda

la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel.
Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui, con lui, con lui

che partì per la sierra
che non aveva fatto niente
che partì per la sierra
e in cinque minuti
è morto ammazzato
suona la sirena
si torna al lavoro
molti non tornano
neanche Manuel.

Ti ricordo Amanda

la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel.


 

in un canto dove la voce di una donna diventa espressione di quello che si vuole sibilare in un orecchio per far arrivare direttamente DENTRO quel che si vuol gridare e che neppure un sibilìo di voce riesce a far muovere nell'aria oramai tetra e putrida...

Sto qui, senza poter NEPPURE fuggire...

aspettando una fine solo fisica!

giovedì, 15 novembre 2007
author: plmplm @ 21:42
category: nostalghia, thinspiration, fuzzy, incitamenti
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"E la vera meschinità è che

non possiamo amare

mentre amiamo.

Siamo troppo presi ad amare

da dimenticare che amiamo"

mercoledì, 14 novembre 2007
author: plmplm @ 16:00
category: nostalghia, incitamenti
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Meg - "Parole alate" (2004)

Parole dolci
parole complicate
parole semplici
parole alate
parole inutili
parole più affilate di una lama
parole fresche
parole come gocce di rugiada

parole che un cuore possono spezzare
parole che ti fanno sanguinare
parole che possono incendiare
gli animi di una rivoluzione

parole uniche
parole che in un lampo a te conducono
parole fragili
parole che poi puntano e distruggono
parole stupide
parole che non sanno dove andare
parole acquatiche
che il mare azzurro sanno attraversare

parole che un cuore possono spezzare
parole che ti fanno sanguinare
parole che possono cambiare
quello che sembrerebbe immutabile

parole magiche
parola mia d’onore
le più struggenti
parole d’amore
parole al vento
parole che si perdono nel tempo
parole date
e già dimenticate

parole che un cuore possono spezzare
parole che sembrano mai bastare
parole che possono cambiare
quello che sembrerebbe immutabile
parole che un cuore possono spezzare
parole che ti fanno sanguinare
parole che possono incendiare
gli animi di una rivoluzione
parole che possono cambiare
quello che sembrerebbe immutabile

 

Enrico Deaglio - La banalità del bene Hannah Arendt - La banalità del male

 

resta sempre e solo banalità... come le parole alate perse nel vento di chi è sordo perchè non vuol sentire. degli "oramai" che cadono come grandine eccezionale. e tu acino d'uva che non diventerà mai vino. restano i roveri vuoti. a seccarsi e spaccarsi... 

martedì, 13 novembre 2007
author: plmplm @ 19:01
category: nostalghia, fuzzy, incitamenti
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“Sophie è da qualche tempo che voglio scrivere e rispondere alla tua ultima mail.
Vero che ritenevo fosse meglio parlarti e dirti a voce quello che ho da dirti; lo farò almeno per iscritto.
Come hai potuto vedere, in questo ultimo periodo, io stavo male.
Quando ci siamo incontrati, una sorta di tremenda angoscia, contro la quale non posso fare granché se non procedere imperterrito per tentare di battere in velocità.
Quando ci siamo incontrati tu avevi posto una condizione: non diventare la quarta! E, quindi, io avevo promesso di non vedere le altre. Credevo che questo sarebbe bastato, credevo che il tuo amore fatto d’amarla sarebbe bastato a far sì che l’angoscia, che sempre mi spinge a cercare altrove, si placasse… la tua intranquillità... niente, le cose sono peggiorate! Quindi, questa settimana ho ripreso a chiamare le altre.
Lo so che cosa significa per me e in quale ciclo mi trascinerà…
Non ti ho mai mentito e non comincerò a farlo oggi!
All’inizio della nostra storia tu avevi posto un’altra regola: il giorno in cui noi due avessimo smesso di essere amanti, per te non ci sarebbe stata la possibilità di vedermi!
Sai bene come questo vincolo non possa che apparirmi devastante ed ingiusto, perché tu continui a vedere Pr..
Oggi però è possibile commisurare l’importanza della mia decisione dal fatto che io sia pronto a sottostare al tuo volere.
Quando, invece, il non vederti più, il non parlarti più, non cogliere più il tuo sguardo sulle cose e sugli esseri, né la tua dolcezza su di me, mi mancheranno infinitamente…
Qualunque cosa accada, sappi che non smetterò mai di amarti nel modo che è stato il mio, dal momento che t’ho conosciuta, che si protrarrà in me e non morirà!
Ma, oggi, sarebbe un’orrenda buffonata tenere in vita una situazione per entrambi difficile ed insanabile!
Ma, sappi che quello che io provo per te, e quello che tu provi per me, è l’ultimo pegno di quel che fu tra di noi e che resterà unico!
Avrei tanto voluto che le cose andassero in un altro modo…
Abbi cura di te!”
Parole banali, parole e basta, banalità senza parole... eppure nella finzione di un pianto, forse, finto... ed in una lettera, forse, beceramente fasulla, c'è qualcosa... quel qualcosa di NON detto, neppure con le parole... Neppure capito... da entrambi!
"cavevigiàpensato?!"
l'ultima staffilata temporale... con un'unica saetta. Dritta come folgore al cuore. Incenerita la mente...
giovedì, 08 novembre 2007
author: plmplm @ 22:08
category: nostalghia
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Cosa è una parola di due lettere? Un "tragitto" insignificante per qualsiasi essere umano. Però per me queste due lettere che servono per poter arrivare a te e per poterti almeno toccare... sono un viaggio impossibile, una chimera, un sogno... per questo voglio morire!

e si ha un mare dentro di acque agitate, tempeste senza speranze... gorgoglii che ti trascinano giù, giù, giù... e ti ritrovi un tutt'uno con esso... oceano mare... fuori e dentro... come il mio caro Kursk... affondato, oramai neppure un corpo estraneo. un tutt'uno...  salvaggenti bucati, scialuppe sfondate, verricelli arruginiti... che viaggio da intraprendere? si sapeva l'epilogo... lo si sapeva, lo sapevo... eppure... fanfara e uniformi tirate a lucido, nastrini blu svolazzanti e candide giubbe e lì, ritti, tutti sulla tolda... impettiti e fieri... fiiiiii-uuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu, il nostromo chi richiama al Dovere!

affondare senza neppure esser colpiti. morire.

 

ancora una volta ci si addormenta e ci si "risveglia" con un drin a vedere la TUA Juliette danzare sotto l'Atlante, novello Jean, cane-mozzo che non la capisce...

martedì, 06 novembre 2007
author: plmplm @ 12:42
category: politica, teatro, fuzzy
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Patrick Diya Lumumba

fonte: Patrick Diya Lumumba

Raffaele Sollecito

fonte: Raffaele Sollecito

Amanda Knox

fonte: Amanda Marie Knox

questo post è stato scritto poco PRIMA che le agenzie potessero mettere i nomi dei 3 arrestati... santo www.google.com ha fatto il resto... bastato digitare poche parole chiave et voilà le foto spuntano...

Basta poco... per APPROPRIARSI di cose... e di "cose"...

 

 

 

 

p.s.: Ma questi 3 cosa hanno di meno? Rispetto ad altri "mostri"? Questi 3 IN PIU' hanno che al loro primo massacro sono stati beccati dopo 4 giorni... e le loro foto additate da tutti come i mostri da sbattere in prima pagina. Condannati! Ho un altro blog dove elenco ALTRI massacri... dove NON ci son "mostri" da sbattere al pubblico ludibrio e gogna in prima pagina... Altro che questi 3 mostriciattoli rubagalline! Non voglio sminuire il massacro che han fatto su Mez... ma la NON copertura mediatica di ALTRO! Che è infinitamente più enorme in quantità e grave per responsabilità! Ma che viene visto SPESSO come male necessario, come ATTO da fare per avere benessere e tranquillità... :-) aventi così! Barra e motori avanti tutta!

lunedì, 05 novembre 2007
author: plmplm @ 16:14
category: politica, fuzzy
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Questa volta parliamo di "Mez" Meredith Susanna Cara Kercher, studentessa di Coulsdon (altre fonti dicono Croydon), Surrey (UK), di 21/22 anni (le varie fonti non concordano), iscritta al 3° anno di "European Studies degree" all'Università di Leeds (UK) e da Settembre 2007 in Italia presso l'Università per Stranieri di Perugia, per il Progetto "Erasmus".

Il giorno 2 novembre 2007 intorno alle 3 del mattino è stata ammazzata! Seminuda e sgozzata. Quasi decapitata.

Dai resoconti giornalistici balenano una serie di DETTAGLI specifici e precisissimi, ci manca SOLO Piero Vigorelli (attuale Vice Direttore del TG5) a descriverli... ricordate il suo "orifizio"?

"Risultavano amputati gli indici e i pollici di entrambe le mani e gli organi genitali. Questi ultimi erano stati conficcati in bocca insieme a un dito mediante rottura della dentatura mentre altre due dita erano state conficcate ciascuna in un occhio ed un quarto in un altro orifizio!"

Una serie infinita di "cose", descrizioni, particolari, fatti, dettagli, dicerie o conferme... e foto... tante FOTO! 

Tantissime fotografie sue e dei suoi amici.

ECCO voglio parlare di QUESTO!

Il sito dell'ANSA ha pubblicato, come del resto TUTTI i siti d'informazione italiani, inglesi e stranieri, queste foto.

Alcune sono del luogo del delitto, altre con gli investigatori e gli inquirenti all'opera... altre beceramente SENSAZIONALISTICHE, che non mettono e non tolgono al SANO e sacrosanto principio della Cronaca, come questa:

Muro della stanza da letto di Meredith Kercher

Ma notate qualcosa? Sotto la foto c'è il © Copyright dell'ANSA.

Cerco nel loro sito ed ecco qua cosa trovo:

"I contenuti offerti dal portale ANSA sono gratuiti, redatti con la massima cura/diligenza, e sottoposti ad un accurato controllo da parte dell'ANSA. L' ANSA, tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali ritardi, imprecisioni, errori, omissioni, danni (diretti, indiretti, conseguenti, punibili e sanzionabili) derivanti dai suddetti contenuti.
Testi, foto, grafica, materiali audio e video inseriti dall'ANSA nel proprio portale non potranno essere pubblicati, riscritti, commercializzati, distribuiti, radio o videotrasmessi, da parte degli utenti e dei terzi in genere, in alcun modo e sotto qualsiasi forma."

Che fa l'ANSA??? DECLINA OGNI RESPONSABILITA'? Ovvero faccio una cosa ma POI NON ne sono responsabile, basta che lo dico prima ed il "giochetto" è fatto! Sono basito!!!

Ma l'ANSA "gira" soltanto la notizia... e la/le  foto! La foto in questione è stata scattata dall'EPA - European Pressphoto Agency! Guardate in basso a destra:

Foto scattata da un fotografo dell'EPA nella stanza da letto di Meredith Kercher

Questa foto è tratta dal Daily Mail!

Ma fin qui, che male c'è a sgraffignarsi le foto tra giornalisti e fotografi? Ci sarebbe da parlare sulla DEONTOLOGIA professionale... ma fin qui soprassiedo.

Invece UNA COSA CHE DAVVERO NON MI VA GIU' è quest'altra!

Sempre nel sito dell'ANSA è stata pubblicata quest'altra fotografia:

"Mez" Meredith Susanna Cara Kercher

Anche qui... sotto la foto c'è l'immancabile © Copyright dell'ANSA.

E NO!!! Questa foto come TUTTE le altre sono state SACCHEGGIATE dai giornalisti dal SITO PERSONALE di Meredith su www.facebook.com. Foto personali, PER-SO-NA-LI! Foto di cui la sola detentrice di COPYRIGHT era e doveva essere Meredith!!! Non solo le si è stata presa la vita, ma anche la SUA IMMAGINE!

Schifo... solo e soltanto pena, e rabbia! Per gli SCIACALLI... che son peggio di chi sgozza!